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Cos’è la stampa offset e come funziona

La stampa offset è il sistema su cui si basa una parte importante della produzione grafica professionale: dai libri ai cataloghi, dagli astucci per la profumeria alle etichette. Il suo funzionamento, però, resta poco noto al di fuori del settore.

Per capire come funziona la stampa offset bisogna partire dal principio litografico, che permette di distinguere le zone che devono ricevere l’inchiostro da quelle che devono invece restare prive di stampa. Da qui inizia il percorso dell’immagine che, attraverso diversi cilindri, arriva infine sul foglio.

Il principio litografico tra acqua e inchiostro

La stampa offset si basa sul principio litografico, secondo cui acqua e inchiostro hanno comportamenti differenti sulla superficie della lastra. Le zone destinate a ricevere l’immagine sono trattate in modo da accettare l’inchiostro e respingere l’acqua, mentre le zone senza immagine trattengono l’acqua e non ricevono l’inchiostro.

Durante la stampa, la lastra viene prima bagnata e poi inchiostrata. L’acqua si distribuisce sulle aree non stampanti, mentre l’inchiostro aderisce alle aree stampanti. In questo modo si crea sulla lastra la separazione necessaria tra ciò che deve essere riprodotto e ciò che deve restare bianco sul foglio.

Questo principio permette di trasferire l’immagine in modo controllato e costituisce la base del funzionamento della stampa offset.

Il percorso dell’immagine dalla lastra al foglio

L’immagine non passa direttamente dalla lastra alla carta. Compie un percorso in tre tappe, ed è proprio questo passaggio intermedio a caratterizzare la tecnica: offset indica infatti una stampa indiretta, in cui l’immagine passa dalla lastra a un elemento intermedio prima di arrivare al foglio.

Il percorso coinvolge lastra, cilindro caucciù e cilindro di pressione, che lavorano in successione per trasferire l’immagine sulla superficie da stampare.

Lastra e zone stampanti

Le lastre sono generalmente in alluminio e presentano uno strato sensibile alla luce. Oggi possono essere incise direttamente dal file grafico attraverso sistemi computer-to-plate (CTP): un laser trasferisce l’immagine sulla lastra, che dopo lo sviluppo presenta le zone stampanti, che accettano l’inchiostro, e le zone non stampanti, che invece accettano l’acqua.

Ogni colore ha una sua lastra dedicata: su ciascuna è riportata la parte dell’immagine relativa a quell’inchiostro. Nella stampa in quadricromia si utilizzano quindi quattro lastre, una per ciascuno dei colori CMYK, montate sui rispettivi gruppi di stampa.

Cilindro caucciù

L’inchiostro, una volta depositato sulle zone stampanti della lastra, passa al cilindro caucciù, rivestito da un telo di gomma. È qui che avviene il primo trasferimento dell’immagine e si realizza il principio della stampa offset indiretta.

Il caucciù è elastico e si adatta alla superficie del supporto, permettendo un trasferimento regolare dell’inchiostro anche quando il materiale presenta una texture. Inoltre, evitando il contatto diretto tra lastra e foglio, riduce l’usura della lastra durante la stampa.

Un dettaglio interessante riguarda il verso dell’immagine: la lastra porta l’immagine in positivo, cioè leggibile; sul caucciù l’immagine si inverte e, nel passaggio successivo, sul foglio torna nel verso corretto.

Cilindro di pressione

Il cilindro di pressione completa il trasferimento dell’immagine dal caucciù al foglio. Il materiale passa tra il cilindro caucciù e quello di pressione, che esercitano una pressione controllata e permettono all’inchiostro di aderire alla superficie del supporto.

Le pinze del cilindro tengono il foglio in posizione, così che i colori successivi si sovrappongano esattamente: è il cosiddetto registro. Questo allineamento è necessario per mantenere corretta la posizione dei diversi elementi dell’immagine durante i passaggi di stampa.

Una volta completato questo passaggio, il foglio esce dal gruppo di stampa con l’immagine trasferita sulla superficie e può proseguire attraverso gli eventuali successivi gruppi di stampa.

Stampa offset a foglio e rotooffset a bobina

La differenza tra stampa offset a foglio e rotooffset riguarda il formato con cui il supporto entra nella macchina. Nella stampa offset a foglio la macchina lavora su fogli già tagliati, caricati uno alla volta. Questa configurazione permette di utilizzare anche carte e cartoncini più rigidi, che possono essere sottoposti a lavorazioni successive alla stampa. È il caso, ad esempio, dei fogli di cartoncino per il packaging, che dopo la stampa possono essere fustellati e trasformati in astucci e scatole.

Nel rotooffset, invece, la carta arriva da una bobina e scorre in continuo attraverso i gruppi di stampa. Le macchine sono progettate per lavorare ad alta velocità e possono integrare sistemi di essiccazione, taglio e, in alcuni casi, piegatura in linea. Questa configurazione è utilizzata soprattutto per prodotti editoriali e commerciali realizzati su carta di grammatura contenuta, come quotidiani, riviste, cataloghi e volantini.

In sintesi, il foglio è adatto ai supporti più rigidi e ai prodotti che richiedono lavorazioni successive, mentre la bobina è utilizzata per la stampa continua di carte più leggere e prodotti editoriali.

Quadricromia e colori speciali in offset

La stampa in quadricromia riproduce le immagini attraverso la combinazione di quattro colori di base: ciano, magenta, giallo e nero (CMYK). Sovrapponendo questi quattro inchiostri in quantità e percentuali diverse, è possibile ottenere una vasta gamma di colori e riprodurre fotografie, illustrazioni e grafiche complesse.

La quadricromia copre buona parte della gamma cromatica, ma non tutta. Per questo esistono i colori speciali, preparati come inchiostri specifici e stampati separatamente rispetto ai quattro colori CMYK. Questa soluzione permette di ottenere una tonalità definita con maggiore precisione, ad esempio quando un colore deve essere mantenuto coerente con l’identità visiva di un brand.

Lo stesso progetto può quindi combinare quadricromia e colori speciali, utilizzando i diversi inchiostri in funzione degli elementi grafici da riprodurre.

Inchiostri per la stampa offset

Gli inchiostri offset sono paste dense e grasse, formulate per trasferirsi in modo regolare dalla lastra al cilindro caucciù e dal caucciù al supporto. Sono composti principalmente da pigmenti, che determinano il colore, da un veicolo formato da resine e oli che trasporta e fissa i pigmenti e da additivi, che regolano proprietà come viscosità, scorrevolezza e velocità di asciugatura.

La loro consistenza è legata al funzionamento della macchina: l’inchiostro deve essere abbastanza pastoso da non mescolarsi con l’acqua di bagnatura, ma anche sufficientemente fluido da trasferirsi in modo uniforme da un cilindro all’altro.

Origini della stampa offset

La stampa offset deriva dalla litografia, una tecnica di stampa sviluppata alla fine del Settecento da Alois Senefelder. Il principio alla base della litografia sfruttava il comportamento differente di acqua e sostanze grasse sulla superficie di stampa.

Dalla pietra di Senefelder alle lastre utilizzate oggi, la tecnologia è cambiata moltissimo, ma il principio di base è rimasto legato alla separazione tra zone che ricevono l’inchiostro e zone che ricevono l’acqua. È questo principio che, attraverso l’evoluzione dei materiali e delle macchine, ha portato alla moderna stampa offset.

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